Un anno di odio

Foto di Maddalena Loy

In questo primo anno pandemico, mi è capitato spesso di usare la mia bacheca Facebook come se fosse un “diario politico”.

Oggi mi risuonava in testa il famoso-anzi-famigerato hashtag #andratuttobene. Tra le tante cose che non sono andate bene, ho toccato con mano il decadimento delle relazioni sociali, a volte riverberate anche sul mio wall. E ho sperimentato sulla mia pelle cosa è l’ostilità ideologica, che passa sopra ogni tipo di rispetto delle idee degli altri. La paura e l’incomprensione dell’ignoto hanno fatto diffondere l’odio a macchia d’olio, travalicando i confini non solo dell’amicizia tra le persone ma anche dell’autorevolezza di quelle che dovrebbero essere le professioni più nobili. Quando anche la Scienza brandisce l’arma del dogma, è la Scienza stessa che ne esce male. Ed è sulla base delle valutazioni di questa nobile categoria professionale che sono state prese decisioni epocali.

Alcune sono discutibili tout court, ma di rilevanza minore (il coprifuoco; la chiusura serale ma non diurna dei ristoranti; la chiusura dei musei; la sospensione delle attività sportive, ecc). Non voglio dire che non impattino o che siano giuridicamente accettabili come nel caso del coprifuoco, per carità, ma è legittimo che qualcuno obietti che nel mezzo di una tragica epidemia si può decisamente fare a meno, per un periodo limitato nel tempo, di alcuni diversivi che danno alla vita un senso diverso rispetto alla sola e abbrutente routine casa-lavoro. Questo periodo limitato nel tempo dura comunque già da un anno. Altre decisioni, in primis quella di chiudere le scuole, hanno invece un impatto fortissimo, e in molti casi devastante, all’interno della società.

Io rientro tra coloro che sostengono che la scuola dovrebbe rimanere SEMPRE aperta, anche in totale lockdown assieme a farmacie e negozi di approvvigionamento alimentare, perché è servizio essenziale.

E’ una mia valutazione POLITICA, così come è una decisione POLITICA quella di chiuderle, al netto di quant’altro poteva essere fatto pur di tenerle aperte. Per chiuderle, i politici hanno chiesto agli scienziati delle “certezze scientifiche” a favore della tesi chiusurista… e alcuni le hanno prontamente fornite, ignorandone tante altre, decisamente autorevoli, che invece andavano nella direzione opposta.La stessa cosa è accaduta con i lockdown. E’ evidente che una fascia di popolazione (e del parterre scientifico) ritenga che, pur di raggiungere il velleitario obiettivo del rischio zero, segregare le persone in casa e “impedire il contagio” sia l’unico mantra per contenere l’epidemia, esattamente come avveniva nel piccolo mondo chiuso del XVII secolo (alla faccia del progresso). Ma è altresì evidente che non tutta la popolazione (e non tutti gli scienziati: leggasi il mio post su uno studio di Science che ho pubblicato ieri) la pensi allo stesso modo.

Il solo fatto che ci sia DIBATTITO e RICERCA sul tema dimostra una sola cosa: che laddove la scienza continua ad interrogarsi, entra in gioco la POLITICA. Di conseguenza, poiché le scelte adottate su temi cruciali come scuola o lockdown sono scelte POLITICHE, ogni cittadino ha il diritto, almeno quello, di obiettare.

Mi è bastato esercitare questo diritto per essere assalita da (non molti per fortuna) odiatori seriali, persone che non conosco e che hanno aizzato branchi di haters ideologici, persone che conosco e che sono venute a insultarmi sulla mia bacheca perché proponevo riflessioni non allineate al pensiero unico, persone che conosco solo virtualmente e che mi hanno inserito in ridicole liste di proscrizione perché non aderivo alla loro patologica ossessione di certezze & cieca obbedienza, perfino accademici che – poverini – ritengono di doversi misurare con me, che non ho competenze scientifiche (ma si guardano bene dal farlo con chi ne ha più di loro) senza capire che io sto parlando di politica e non di scienza, né di dogmi.Il confronto con alcuni amici è stato altrettanto aspro (ma sempre nel rispetto della convivenza civile che invece, in rete, manca totalmente).

Sono arrivata alla conclusione che la maggioranza delle persone cerca riferimenti fideistici; un tempo erano le religioni, negli ultimi decenni i movimenti spirituali, adesso tocca alla scienza. La gente, a cominciare dai politici, chiede alla scienza certezze e verità, molti scienziati incautamente le danno come oro colato e ci aggiungono anche le ipotesi, la gente le sposa ogni giorno come assolute, però poi continua a dire “tanto non ci hanno ancora capito niente”: è un cortocircuito. E se qualcuno lo fa presente, la gente va nel pallone. Etichetta, insulta. Passa dal sermone paternalista all’intemerata moralistica. Qualcuno ha dato a me e al gruppo con cui collaboro dei “lobbisti della morte” per il solo fatto che sosteniamo l’apertura delle scuole.

Ho spesso usato un linguaggio forte nei miei post, ma lo ho fatto volutamente per controbilanciare il pensiero unico che ha pervaso violentemente tutti i mezzi di comunicazione da un anno a questa parte: è stata legittima difesa da infodemia a senso unico. E’ diventato impossibile esprimere pensiero libero senza dover alzare la voce ancora più forte per fermare quel frullatore confuso di finte certezze che si è ormai impossessato anche dei cervelli più sottili attraverso un’arma invincibile: la Paura. Ed io, è di questo che ho paura; molto più che del virus.

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