Il lusso del dubbio

Avendo molto tempo a disposizione, sto riflettendo con tanti amici e amiche della orribile situazione che stiamo vivendo, che è fatta di due eventi: troppe persone che muoiono per emergenza sanitaria e sospensione delle libertà personali. Sono in gioco, dunque, due diritti fondamentali: vita e libertà. E purtroppo dalla soppressione di uno (la libertà) dipende l’altro (la vita). Il solo fatto di aver menzionato e fatto cenno alla sospensione della libertà mi ha attirato molti strali (“che t’importa della libertà se tanta gente muore”) e già questo mi ha intristito perché la libertà è la più grande conquista dell’umanità e non dovrebbe mai essere data per scontata né messa in secondo piano o considerata “accessoria”. Mi spingo oltre: io per la libertà sacrificherei anche la vita. Solo la mia, ovviamente. Con qualcuno ho perfino osato dire: attenzione perché con la scusa dell’emergenza (sanitaria) ci potrebbero essere – non ORA ma nel futuro – molti abusi di potere orientati a controllarci, tracciarci, monitorarci, disciplinarci sempre di più con la forza, come accadeva nei regimi totalitari ai tempi della Guerra Fredda. Ciò NON VUOL DIRE che io non condivida le misure sanitarie adottate. Ci mancherebbe. Ho tanti amici e parenti al Nord che guardano inorriditi le disobbedienze di una (per fortuna esigua) parte della popolazione e le considerano giustamente incivili. E guardo con ammirazione l’operato dei medici (un abbraccio forte a mia cugina Monica, chirurgo a Padova, in trincea) e dei governatori delle regioni più colpite, che stanno facendo davvero il massimo per uscire quanto prima da questa situazione. La mia riflessione è orientata al futuro più che al presente, e vuole solo essere un monito: anziché ossessionarci con la frase #restateacasa – l’abbiamo capitooooo! – anziché metterci al balcone a guardare chi esce (il passo verso la delazione è breve… ce lo ha insegnato Arthur Koestler nel libro “Buio a Mezzogiorno”, che consiglio di leggere), non perdiamo di vista l’obiettivo più a lungo termine, che è – superata la fase di emergenza – rientrare in possesso delle nostre libertà. Non cediamo all’invidia, alla delazione, al cervello all’ammasso, al sonno della ragione. Concediamoci sempre il lusso del dubbio e, se costruttiva, della critica. Accogliamo con rispetto e senza stupide e inutili furbizie misure restrittive che possono farci soffrire, ma non rinunciamo mai al diritto di obiettare. Il dubbio è la certezza di ogni liberale, e io sono liberale. Insomma: non spegniamo il cervello.

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