Chi pensa ai bambini?

E a loro, ai bambini, chi ci pensa? Ci siamo concentrati molto su di noi, sulle nostre uscite, sugli anziani e sugli animali. Ma dei bambini, in questa situazione difficile, se ne è parlato poco. Parliamo innanzitutto della loro salute psicofisica: quando si vietano, o si sconsigliano, le passeggiate sotto casa, si deve essere consapevoli che quelli che subiscono più drammaticamente questa privazione sono loro, perché i bambini – almeno fino ai 12 anni – non possono “andare a fare la spesa” o “in farmacia”, sono davvero segregati in casa.

La ministra dell’istruzione si è limitata ad assicurare che “l’anno scolastico sarà garantito a tutti”. Ma i bambini e i ragazzi hanno il diritto di dare un senso alla loro giornata in carcere, di avere ritmi regolari nei limiti di una situazione di emergenza, di avere tutti, e a tutti i livelli, lezioni online almeno per tre ore la mattina. E agli insegnanti, che pure singolarmente fanno i salti mortali per elaborare uno pseudo programma e mandare qualche compito da svolgere, andrebbe suggerito di essere più “smart” e meno rigidi: meglio meno compiti da fare da soli e più ore “insieme”, sebbene virtuali. Qualcuno ha obiettato che ai tempi della seconda guerra mondiale, molti bambini a scuola non sono neanche andati, o la frequentavano in condizioni precarie. È vero: ma il coprifuoco era limitato ad alcune fasce orarie, per il resto della giornata i bambini scorrazzavano, relativamente “felici”, nei campi e per le strade.

Vorrei fare un complimento a noi genitori: non c’è amica che senta che non mi dica che la gestione dell’istruzione dei loro figli è la parte più complicata della loro vita a casa. Noi genitori ci siamo dovuti tutti improvvisare insegnanti, con esiti più o meno felici.

E un grande applauso a loro, ai nostri figli: tutti, da quelli più piccoli ai ragazzi più grandi, stanno accettando il regime di clausura. Ci sentono parlare tutti i giorni di morte, desolazione e povertà – è inevitabile, così come doveroso spiegar loro la verità, sia pur edulcorata – ma continuano ad essere loro stessi e a sorridere, dandoci una grande lezione di equilibrio.

Foto di Kelly Sikkema/Unsplash

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