Lo Stato papà

Oggi Gustavo Zagrebelski, giurista che non ho mai amato molto e collaboratore di Repubblica, scrive un bel pezzo su un concetto che ho sempre ribadito sin dall’inizio del lockdown e che riguarda il fare paternalistico con il quale lo Stato ha trattato noi cittadini in occasione dell’emergenza Covid.

Zagrebelski sottolinea la confusione che questo governo sta facendo tra livello giuridico e livello etico. S’incarta nel bel mezzo dell’articolo, perché di fatto contraddice – secondo me arrampicandosi un po’ sugli specchi – il concetto che assume all’inizio e alla fine del pezzo. Ma è importante che abbia sottolineato, sostanzialmente, la grave distorsione che è stata fatta del rapporto tra Stato e cittadino, portato a un “giuridicismo estremo”. Risultato: la vita dei cittadini “modellata come cera fin nei più piccoli dettagli”, la “pretesa (…) che la virtù del buon cittadino sia di essere semplicemente un “osservante” che s’inchina a un legislatore onnipossente. In una società libera, la legge incontra limiti di efficacia se non può contare sulla partecipazione responsabile di ciascuno e di tutti. E questa è una questione etica”.

I decreti – dice Zagrebelski – “mescolano prescrizioni giuridiche ad esortazioni ad assumere condotte responsabili”. “Sarebbe bene distinguere l’obbedienza – cosa giuridica – dalla responsabilità – cosa etica”. “A ciascuno il suo – conclude – al governo le prescrizioni giuridiche (vietare, consentire e imporre), alla società nelle sue tante articolazioni, la promozione dell’etica della responsabilità”.

Questo tipo di Stato, penso io, esiste invece nei Paesi anglosassoni, che infatti non sono dovuti ricorrere alla coercizione nel fare appello al senso di responsabilità dei cittadini: lo “stayathome” era altamente consigliato, ma non obbligatorio (ricordiamoci che in Italia, per le prime due settimane, la violazione comportava addirittura ammenda penale). In alcuni, come la Svezia, non è stato neanche necessario chiudere il Paese perché di fatto i cittadini hanno capito la portata del problema e provveduto autonomamente alle misure di distanziamento sociale, obiettivo ultimo del governo e delle autorità sanitarie. In pratica: poche regole chiare e semplici, lo Stato si è fidato dei cittadini, i cittadini si sono fidati dello Stato. E questo rapporto fiduciario si estende anche al patto fiscale Stato-cittadino che esiste in questi Paesi, dove infatti l’evasione è ai minimi perché l’accordo è limpido, la dichiarazione dei redditi consta di poche righe o pagine e l’imposizione fiscale è bassa, perché può contare sulla partecipazione di (quasi) tutti. Credo che con questa emergenza abbiamo perso l’occasione per far crescere il popolo italiano, lasciando nelle mani di poveri poliziotti l’incombenza di entrare nelle nostre mutande e giudicare i nostri comportamenti e stili di vita senza che questo abbia a che fare con l’emergenza sanitaria in corso.

#comesiamoridotti

https://www.repubblica.it/commenti/2020/04/29/news/coronavirus_l_obbedienza_e_la_responsabilita_i_decreti_del_presidente_conte_governo_zagrebelsky-300815640/

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