Voi che siete così solerti a pubblicare le foto della cosiddetta “movida”. Voi che sobbalzate di rabbia a ogni “assembramento”, senza conoscere il grado di parentela delle persone “assembrate”. Voi che gioite per le 60.000 guardie civiche che controlleranno i cittadini. Voi che avete pubblicato nel vostro status che “rispettate gli altri, no, non avete paura del virus, volete solo essere parte della soluzione, non del problema” perché siete generosamente consapevoli che “il mondo non gira intorno a me” bla bla bla… Li avete letti i dati del Ministero dell’interno? Il Viminale dice che tutte queste violazioni al divieto d’assembramento non ci sono state, visto che “anche nel fine settimana le percentuali di “indisciplinati” si fermano allo 0, 55% del totale, corrispondente a 1.321 denunce su quasi 239.000 cittadini controllati”.
I media non pubblicano la regola, ma l’eccezione. Non pubblicano le foto della maggioranza degli italiani rispettosi, ma le foto (anche taroccate nella prospettiva) della cosiddetta “movida”. Non pubblicano i dati e le storie dei guariti o degli asintomatici, ma quelle dei rarissimi giovani, con altre patologie, che sono stati sconfitti dal virus. Non pubblicano mai il dato unico della mortalità da Covid in Italia (0,054%) ma il numero di morti (32.955), che fa sempre una certa impressione, anzi, fa Paura. I giornali, insomma, rappresentano ciò che è straordinario, ciò che fa notizia, e non ciò che rappresenta la norma. C’è ancora tempo per indignarsi contro i propri concittadini, non c’è più tempo invece per aspettare a farlo contro chi ci aizza gli uni contro gli altri (divide et impera).
