
Una cosa la conoscevamo già – l’aberrante cinismo dei sindacati italiani, talmente retrogradi e oscurantisti che ogni volta che muovono foglia fanno danni. L’altra – la feroce puerofobia di un Paese di diversamente giovani – è venuta fuori, durante l’emergenza Covid, con tutta la sua violenza. Bambini e ragazzi mai nominati nei Dpcm e nelle ordinanze, ignorati nelle conferenze stampa del premier, esclusi dalle autocertificazioni – salvo essere poi reintrodotti come capri espiatori per aver bevuto uno spritz.
Profonda vergogna per il censore della maestra (che, povera, ha fatto quello che tutti i suoi colleghi avrebbero potuto fare, un gesto che da naturale è diventato “coraggioso”).