Il Covid si cura?

Insomma, alla fine c’è una qualche “cura” per il Covid o no? Chi risulta positivo o “contagiato” (che fa più effetto) deve considerarsi “malato”? Queste sono le domande cruciali che ci facciamo da quattro mesi. E l’assenza di risposte alla fine condiziona tutte le nostre scelte e le trasforma in privazioni, soprattutto sociali. Sebbene l’infodemia allarmante dei media è sotto gli occhi di tutti, collaborando con le Pillole di Ottimismo da circa un mese, qualche risposta l’ho trovata.

La prima, fondamentale, è che CONTAGIATO NON VUOL DIRE MALATO. Puoi risultare positivo al tampone ed essere asintomatico, o paucisintomatico (=pochi sintomi). La seconda, altrettanto importante, è che tutti pensano che se invece i sintomi li hai, finisci sicuramente in Terapia Intensiva, e allora sono cavoli. Il professor Piero Sestili, farmacologo, ha scritto questo post, che condivido, in cui spiega che quello che dobbiamo evitare è l’infiammazione, che poi può far esplodere la malattia nelle sue forme più pericolose e letali. L’infiammazione si può curare, limitare o prevenire, così come facciamo con molte altre malattie più o meno gravi e assai diffuse. L’importante è intervenire subito (e non “stare a casa e curarsi con la tachipirina” aspettando nel frattempo che i polmoni vadano a quel paese…). Si parte dall’ASPIRINA, si passa per il CORTISONE e la PENICILLINA, fino agli ANTIVIRALI. Scoperte del secolo scorso, insomma. Farmaci sempre reperibili sul mercato, senza bisogno di fare scorte. Farmaci che non agiscono contro il virus ma sull’ospite, sul nostro corpo, e sono capaci di spegnere sul nascere l’escalation della malattia prima che la situazione si aggravi tanto da richiedere il ricovero.

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