I clandestini del Covid

L’altroieri sera ci sono stati comunicati alcuni dati che riguardano l’indagine statistica sul Covid annunciata da Conte a fine aprile e realizzata più di un mese dopo.

Diversi punti lasciano perplessi.

La sostanza è che i test non funzionano. Soprattutto, non sono serviti ad avere una fotografia attendibile del Covid in Italia. Sono però serviti per consentire al CTS di darci oggi il nostro terrore quotidiano, tanto che Blangiardo (Presidente dell’Istat) ha ribadito, in conferenza stampa, il solito mantra: “Dobbiamo tenere alta la guardia”. L’aspetto più evidente è che i test sierologici hanno scarsa sensibilità: sono capaci di rilevare solo alte concentrazioni di anticorpi IgG perché sono stati testati su soggetti guariti che avevano sviluppato sintomatologia grave.

Perciò, gli asintomatici sfuggono all’indagine (e perciò viene fuori un risultato falsato, ossia che il virus ha circolato poco e che gli asintomatici sono meno dei sintomatici… mentre è l’opposto). Questo risultato consente al CTS di sostenere che l’immunita naturale non è raggiungibile e dunque bisogna stare molto attenti e prudenti, in attesa del vaccino. È sempre chiaro, insomma, che il grosso del lavoro lo dobbiamo fare noi cittadini, mentre sono sempre poco definiti gli oneri delle autorità, che però hanno fatto una campionatura, sbandierata e annunciata in pompa magna, pressoché inutile.

Più in particolare:

1. I test, come detto, hanno alcuni limiti, soprattutto non individuano pregresse infezioni asintomatiche. Il livello minimo di IgG che riescono a rilevare è alto (essendo stati testati su soggetti guariti che avevano avuto sintomatologia grave). Ora, essendo negli asintomatici la presenza di anticorpi anti-Sars-CoV-2 rilevabile molto bassa (o quasi nulla), specie a distanza di mesi, questo spiega certamente la differenza tra il 27,3% di asintomatici riscontrato da ISTAT e il 62% reale, che è a sua volta ancora sottostimato, dal momento che non tutti gli asintomatici giungono a diagnosi.

2. Il campione ISTAT definisce pazienti asintomatici coloro che “dal 1 febbraio 2020 alla data dell’intervista non hanno manifestato nessuno dei seguenti sintomi: dolori ossei/muscolari; senso di stanchezza; mal di testa; congiuntivite; diarrea; difficoltà a respirare; dolori addominali; perdita/alterazione del gusto; perdita/alterazione dell’olfatto; mal di gola; febbre; tosse; sindrome di tipo influenzale; nausea/vomito; confusione mentale.” È possibile che siano così poche le persone che possano escludere di avere avuto anche solo uno di questi sintomi?

3. Il protocollo doveva includere un campione statistico di 150.000 persone selezionate dall’Istat sulla base di un campione di partenza di 194.650 soggetti. I 64.000 che hanno partecipato sono dunque il 33% di quelli del campione. È chiaro che il motivo principale della mancata partecipazione è la pratica del doppio tampone, che probabilmente viola la dichiarazione di Helsinki (Ethical Principles for Medical Research Involving Human Subjects, punti 9 e 10). La gente non ha alcuna intenzione di restare chiusa a casa.

4. Blangiardo ha fatto un errore clamoroso (soprattutto per uno statistico) in conferenza stampa: ha dichiarato che “se la probabilità di incontrare un positivo è 2,5%, la probabilità di incontrare almeno un positivo incontrando venti persone sia del 50%”. Peccato che invece sia di meno del 40%.

In che mani siamo!

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