I furbetti del lockdown

Sono mesi che scrivo e mi accanisco contro i nostri politici per motivi che ritenevo – e continuo a ritenere – cruciali: durante il lockdown, ho lamentato il tono paternalistico e non autorevole adottato dallo Stato nei confronti del cittadino italiano, trattato da suddito scemo anziché da persona responsabile, attitudine che in alcune regioni ha generato un meccanismo simile a quello delle profezie che si autoavverano… 😉

Nelle ultime settimane invece mi ha indignato il dover constatare che i decisori politici, che avrebbero dovuto (come e più di noi) “fare la loro parte”, non solo non la hanno fatta (sui tamponi sono andati nel pallone, per non parlare delle linee guida ai medici di base), ma hanno continuato a scaricare sul cittadino presunto “irresponsabile” la colpa dell’aumento dei contagi.

In questo post il mio “virologo di riferimento” (😉), con cui collaboro da mesi, il professor Guido Silvestri, smonta le ragioni della rabbia dei cittadini (tra cui la sottoscritta), e spiega in maniera ferma e pacata che la curva non dà retta né a quello che fa il governo, né a quello che facciamo noi, perché segue altre logiche, che lui enumera.

È importante leggere questo post per capire che possiamo scrollarci di dosso qualche frustrazione, e forse provare ad essere più “resilienti”, parola che personalmente detesto, ma della quale colgo l’effetto-mantra.

È forse sulla base di questo post (e sull’aspettativa che la curva, indipendentemente dal governo e da noi, possa cominciare a scendere intorno al 7 novembre) che forse riesco a intuire per quale motivo sia stato attuato un simil-soft-ridicol-pre-lockdown da sabato scorso. E forse per lo stesso motivo la dichiarazione di Conte (che ha affermato che il lockdown “non è stato deciso”) non è mendace ma reale: aspettano l’evoluzione della curva, per poi dire, che vada in un modo o nell’altro, che “il governo ha agito bene”.

Da Houston, dove i problemi comunque restano, è tutto.

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