
Lo schema è semplice ed elegante:
1) la prevalenza di questa infezione è probabilmente superiore al 10%, la stragrande maggioranza di questi milioni di infetti ignora di avere il virus;
2) il trucchetto iniziale sta nel considerare la positività al tampone come indice di gravità della pestilenza, cioè si confonde una variabile epidemiologica con una clinica;
3) una volta che si è fatta passare l’idea che il numero di positivi al tampone (o comunque la conta dei portatori del virus) sia un indice di gravità dell’epidemia, basta incrementare i tamponi perché – data la prevalenza del 10% – si riusciranno a trovare sempre un numero crescente di casi attivi;
4) in questo modo si danno numeri terribili alle persone e si terrorizzano cittadini e lo stesso personale sanitario, raccontando un’epidemia che sta andando fuori controllo;
5) le persone terrorizzate corrono in ospedale chiedendo di essere ricoverate se sono positive al tampone, in particolare le persone che hanno motivi particolari di preoccupazione per età o malattie intercorrenti (nel frattempo, chi lotta veramente contro la Covid non trova posto in ospedale e non è seguito a casa, ndr)
6) gli ospedali si intasano, il personale sanitario entra in stress e dà segnali di allarme crescente;
7) pazienti con patologie anche serie preesistenti, che si infettano con il virus, affollano i reparti di terapia semi intensiva e intensiva e li mandano in affanno; i morti a questo punto facilmente aumentano, si dichiara l’emergenza sanitaria e si terrorizza ancora di più la popolazione.
Lo schema funziona in più paesi, così che le notizie che giungono da una nazione rafforzano quelle che vengono da un’altra, et voilà la peste è servita, almeno sino alle elezioni americane: poi si vedrà. Non è un pensiero paranoico. È più facile che stia succedendo quello che lo scorso secolo è successo con le due guerre mondiali: una miscela micidiale di errori, calcoli sbagliati, miopie politiche, interessi immediati, piccole furbizie, che ad un certo punto – per quegli strani fenomeni che Hegel chiamava “astuzie della storia” – si incrociano e coagulano insieme, poi quando ce se ne accorge normalmente è troppo tardi, la frittata è fatta.
di Emilio Mordini, psichiatra e psicanalista
(foto di Simran Sood)