Incapaci

Stiamo correndo a farci inutili tamponi senza avere sintomi, impedendo a chi ha sintomi di poterli fare. E’ esploso il bagarino dei tamponi. Una prestazione che costerebbe 22 euro, a Milano può arrivare a costare 152 euro, alla faccia di chi non può permettersela.Ieri ho fatto un piccolo esperimento di prenotazione a Milano, presentandomi come persona con sintomi che ha urgenza di fare tampone a domicilio (non puoi uscire a farlo perché sei in isolamento fiduciario). Dovrebbe essere semplice: hai sintomi, fai immediatamente il tampone a domicilio, se sei positivo prendi subito le medicine giuste ed eviti di andare ad intasare un ospedale che ti presterebbe le stesse cure che puoi fare a casa.

– ATS, struttura pubblica: primo appuntamento 5/11 (sei giorni dopo i sintomi, referto “entro 3 giorni”, sic, esito tampone dopo primo sintomo: 9 giorni)

– Unisalus: primo appuntamento il 6/11 (una settimana dopo i sintomi)

– Auxologico: non fa tamponi a domicilio

– Visconti di Modrone: primo tampone disponibile il 9/11 (dieci giorni dopo i sintomi) a 152 euro- CDI: primo tampone disponibile 6/11 (una settimana dopo i sintomi)

– San Giuseppe: tutto pieno

– Centro Medico Sant’Agostino: tutto pieno

Dopo ore di ricerca, trovo infermiera che viene a farlo a domicilio per 125 euro. Referto disponibile da mercoledì (6 giorni dopo il primo sintomo).

Con un primo appuntamento in struttura pubblica il 5 novembre, una persona che presenta i primi sintomi il 29 ottobre potrebbe già essere arrivata in una fase critica, senza potersi essere curata perché non tamponata il primo giorno. Se non hai tampone negativo il medico non ti prescrive nulla se non tachipirina (e purtroppo continuano a prescrivere solo quella anche se sei positivo). Risultato: rischi di andare in dispnea e dover correre in ospedale NON perché il virus è malefico, MA perché non lo hai curato il primo giorno. Anche una polmonite non curata diventa pericolosa (eppure il mondo non viene chiuso per rischio polmonite).

Situazione a Roma il 27 ottobre, mi presento come genitore che vuol far fare tampone al figlio, contatto stretto di compagno di classe positivo, per consentirgli il rientro in classe dopo una quarantena di classe obbligatoria. Strutture pubbliche tutte piene. Strutture private non sono da meno:

– Bios, posto dall’11 novembre

– Flaminio 9, c’è posto da fine novembre

– Villa Mafalda, posto a partire da fine novembre

– Artemisia non rispondono

– Aurelia Hospital non li fanno

– Altamedica, posto il 5 novembre a mezzanotte meno dieci (23.49), il 6 novembre alle 22.20, oppure dal 7 novembre alle 17

– Ars Biomedica non li fa

– Villa Margherita non prima del 14 dicembre

Questa è la situazione nella capitale economica e nella capitale amministrativa dell’ex quinta potenza industrializzata del mondo.

La sopravvalutazione del virus, e la narrazione che ne è stata fatta, sono penetrate così profondamente dentro di noi che il terrore sta dando i suoi tragici frutti.

Nella nostra vita perduta, andavi dal medico se avevi sintomi. Se 60 milioni di persone fossero andate dal medico senza sintomi, avremmo intasato le Asl italiane. Eppure, anche allora potevamo ammalarci, e a qualcuno purtroppo capitava, ma non per questo eravamo sopraffatti dalla paura di ammalarci e morire. Né lo Stato ci imponeva di chiuderci a casa per evitare di “rischiare di ammalarci”.

Nella nostra vita perduta, insomma, il concetto di “valutazione del rischio” era sano.

Oggi non lo è più.

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