
I bambini sono coloro che più risentono in termini di salute mentale e sviluppo psicologico delle misure di distanziamento sociale e di isolamento a casa.
Riassumendo, quindi, sono la popolazione che: 1) da un punto di vista clinico trae quasi nessun beneficio diretto dalle misure di prevenzione; 2) da un punto di vista epidemiologico contribuisce di meno alla diffusione del contagio; 3) risente di più in termini di danni psicologici e di sviluppo cognitivo di queste misure.
Ergo: li scegliamo come target! Manco il Cappellaio Pazzo di Alice.
Questa epidemia è culturalmente l’epidemia dei “successfull ageing”, cioè di quel vasto gruppo che è stato variamente chiamato “terza età” o “extended middle age” (sixties are the new forties) che comprende le persone dai 50 agli 80 anni che vanno in palestra, usano cosmetici e la chirurgia per migliorare il proprio aspetto fisico, mangiano sano e prendono supplementi e vitamine (di nascosto anche qualche ormone androgeno o estrogeno a seconda del sesso biologico a cui appartengono).
Sono loro il variegato gruppo demografico “terrorizzato” dalla morte e dalla malattia fisica, invidiosi dei giovani che sono quello che loro non riescono più ad essere. Questo gruppo è numeroso in Occidente e, soprattutto, è il gruppo a cui appartiene buona parte della classe dirigente.
di Emilio Mordini, psichiatra e psicanalista