La curva rallenta, andiamo in lockdown

Non sono una virologa né una scienziata, e non ho mai studiato statistica. Dunque non mi avventuro nella definizione di cosa è una curva esponenziale. Sono però in grado di fare qualche valutazione politica (nel senso nobile: “public policy”).

Mi hanno spiegato che questa curva saliva, saliva, ed eravamo tutti preoccupati, visto l’inverno alle porte. Dalla prima settimana di ottobre, ogni 7 giorni i casi in Italia raddoppiavano, motivo per cui siamo arrivati a un semi-lockdown il 24 ottobre e ai lockdown mirati, che ci hanno comunicato stasera.

Eppure, se dall’8 al 22 ottobre è andata così, se si guarda la media mobile su sette giorni (7-day moving average, vedere i dati in basso) è già da una settimana che la famosa “curva” non raddoppia più ogni 7 giorni, anzi, accenna a scendere (a quanto pare anche in Europa). Stesso discorso per le terapie intensive. “Ma al ministero li hanno questi dati?”. “Certo…li forniscono loro!”. E allora questi lockdown?! Vari motivi:

1) Quando tra una decina di giorni i contagi saranno verosimilmente in calo, sarà bello poter dire che è tutto merito del lockdown, e com’è bello sentirsi in così buone mani: menomale che c’è “papà” che mentre chiude ci elargisce i “Ristori” (pare vero)

2) Il governo ha voluto farci il regalo di Natale in anticipo, perché “grazie” a queste nuove chiusure, potremo auspicabilmente festeggiarlo: meglio in sobrietà che in solitudine, vuoi mettere?

3) E’ sicuramente più incisivo (“educativo”?) un lockdown, anziché una raccomandazione, per incutere rispetto a chi in questi mesi ha cercato di riprendersi dalla botta concedendosi un po’ di svago, e sperare che nel frattempo il cittadiota rinunci a quei “pezzi di vita inessenziali” (cit. Mr. Hope).

4) Resta infine la cara, vecchia motivazione di marzo, ossia che è meglio che stiamo a casa per non saturare gli ospedali.

Quante di queste quattro motivazioni sono puramente scientifiche?

Gli scienziati obiettano che la curva non è prevedibile: è vero, segue i fatti suoi, ma mentre li segue si alza e fa molti danni. Lo scienziato prudente parla di “rischio”, consiglia di chiudere, perché conosce solo lo strumento, empirico ma non strategico, di contenimento della causa di diffusione del virus: la libera circolazione delle persone. Lo scienziato prudente, che non è un politico e non gestisce la cosa pubblica, parla già di terza e quarta ondata, e la conseguenza automatica del suo ragionamento è che il decisore politico dovrebbe chiudere e riaprire il Paese come una fisarmonica. È fattibile?

Il politico strategico, dovrebbe tenere da conto le informazioni che gli fornisce lo scienziato prudente e (poiché è lo stesso scienziato che gli dice che nessuno può guidare la curva perché è imprevedibile) anziché subire la curva, dovrebbe cercare di “sorprenderla” con iniziative gestionali che favoriscano l’allentamento del contatto senza dover ricorrere al lockdown: potenziamento trasporti e personale ospedaliero, servizi. Una terza via, insomma, tra non fare nulla e chiudere. Cosa costerebbe di più, spendere soldi per organizzarsi o far precipitare il Paese in miseria con un lockdown, sia esso soft o hard?

Da non scienziata, penso che nella gestione di una crisi sanitaria, il politico debba assumersi la responsabilità di affrancarsi dal pregiudizio scientista dell’ineluttabilità della chiusura, tenere conto delle indicazioni scientifiche ma non agire soltanto in base a quelle, laddove può. Ed evitare di fare ammuina con l’arcobaleno: perché alcune regioni che erano rosse sono diventate gialle, alcune regioni verdi sono diventate rosse, e le regioni verdi sono sparite… Siamo un popolo di artisti… l’Italia? “A’ pittammo”.

8 ottobre 4,458 new cases

15 ottobre 8,803 new cases

22 ottobre 16,079 new cases

29 ottobre 26,826 new cases

2 novembre 22,250 new cases

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