Lefebvriana à tout prix

Nasci negli anni Settanta naturaliter cattolica, nel Paese dove ha sede il Vaticano. Sei battezzata, comunicata e cresimata. Vai a messa fino alla gioventù, poi ti allontani, sperimenti, capisci, vivi.

Smetti di andare a messa, continuando a rispettare chi ci va, e anche chi non ci va. Elimini il senso di colpa dalla tua vita e cerchi comunque di darle un senso, spirituale, in senso lato. T’informi, osservi, leggi. Scopri che la religione cattolica va oltre il catechismo che hai fatto a scuola, ne ammiri le grandezze, l’alfabetizzazione dei poveri, il senso delle “regole”, il dono della “speranza” per chi non ha nulla, l’opportunità di crescita culturale per tutti. Ne scopri anche le nefandezze, le contestualizzi laicamente nelle epoche storiche in cui furono perpetrate.

T’imbatti in un Papa pop che non ti fa simpatia, incontri il successore, si batte contro il relativismo e tu, che hai quasi quarant’anni, cominci a comprendere; ricominci a leggere i testi, con la gratitudine di capire il senso profondo, e filosofico, che la religione cattolica rappresenta da secoli per le popolazioni. Sull’attuale, ti astieni da ogni commento, perché anche lui fa così.

Poi arriva il COVID e capisci che da quando sei nata le istituzioni giustamente secolarizzate hanno fatto terra bruciata dei riti e dei simboli spirituali che per una fascia di popolazione senza aperture, senza possibilità e senza speranza, erano e restano importanti. Assisti impotente alla soppressione di una funzione primaria per la civiltà come quella del funerale e della sepoltura, negata per mesi per ragioni sanitarie.

Infine, l’epilogo: arrivano quei cani randagi della Commissione europea e leggi che lasciano i centri commerciali aperti e le chiese (notoriamente e tristemente vuote) chiuse: la messa di Natale si fa online.

Parabola triste di una cattolica liberale e politicamente laica.

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