V-day in salsa italiana

Oggi è il V-Day ma per l’Aifa “il vaccino non regala un certificato di libertà”

Lo scorso 23 dicembre l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco, che da pochi giorni ha il suo nuovo presidente, lo stimato professor Giorgio Palù) ha pubblicato sul proprio sito una lista di FAQ sul vaccino anti-Covid che oggi è stato somministrato per la prima volta sul territorio italiano. La lista, ripubblicata tale e quale sui maggiori quotidiani italiani, si ispira ad alcune FAQ – pubblicate sul sito della EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) e sui siti delle istituzioni dei principali governi europei – ma con libera interpretazione su alcune domande particolarmente insidiose. Quella che balza agli occhi è la n. 31, formulata (stupidamente) in questo modo: “La vaccinazione consente di tornare alla vita di prima?”. La risposta è NO.

Testualmente: “Anche se l’efficacia del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 è molto alta (oltre il 90%) vi sarà sempre una porzione di vaccinati che non svilupperà la difesa immunitaria. Inoltre, ancora non sappiamo in maniera definitiva se la vaccinazione impedisce solo la manifestazione della malattia o anche il trasmettersi dell’infezione. Ecco perché essere vaccinati non conferisce un “certificato di libertà” ma occorre continuare ad adottare comportamenti corretti e misure di contenimento del rischio di infezione”.

Guardiamo le FAQ pubblicate sui siti di altri governi. Quello britannico, per dire, rovescia la domanda: “Posso infettare qualcuno anche se sono vaccinato?”. Risposta: “Forse sì, per cui per sicurezza è meglio continuare ad adottare le precauzioni di base, ossia portare la mascherina, lavarsi le mani, mantenere le distanze, seguire le disposizioni locali”. Elementare, Watson.

FAQ francesi: “Una volta vaccinato, dovrò continuare a portare la mascherina?”. Risposta: “Per quel che è dato sapere finora, il vaccino riduce i sintomi ma non la contagiosità. Quindi al momento sì, dovremo continuare a portare la mascherina”.

La domanda che è lecito porsi è dunque la seguente: per quale motivo l’Agenzia Italiana del Farmaco – quella che non ha deliberato sulle terapie domiciliari, quella che è in mezzo a una polemica rovente sulla diffusione degli anticorpi monoclonali – comunica con i cittadini sconfinando sul delicato tema delle libertà e parlando in maniera inappropriata della “vita di prima”? Chi si occupa della comunicazione all’Aifa sa che in questo momento la popolazione è convinta che dopo il vaccino toerneremo alla nostra vecchia vita ante-Covid? E’ questo il modo di comunicare ai cittadini che no, non sarà così?

Palù… pensaci tu.

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