
Dolore di una giovane donna che deve dimostrare di aver subito violenza. Dolore di un figlio accusato di essere “coglione” dal padre perché a quanto pare essere coglione è sempre meglio di essere stupratore (anche se Grillo dimentica che una cosa non esclude necessariamente l’altra). Dolore di un padre su cui si ritorce un doppio karma, quello del giustizialista e quello del condannato non più incensurato, e soprattutto miseria di colui che – pur avendo le mani in pasta nella cosa pubblica da quasi vent’anni – ancora non ha imparato che nei Paesi civili si è innocenti fino a prova contraria, e che la regola vale anche per suo figlio “coglione”. La somma di questi dolori è questo video violento, manipolatorio, immondo.