Il piano Ue: tutti in Dad entro il 2027

Quando ho cominciato a rendermi conto che, dopo un anno ibrido e quasi tutto in Dad, l’anno scolastico 2022/2023 potrebbe essere il primo anno in cui l’istruzione, almeno alle superiori, potrebbe svolgersi interamente online (a casa in Dad al 100%, Covid o non Covid), le amiche e gli amici cui ho manifestato questo dubbio hanno pensato che andassi un po’ troppo in là con la fantasia. Ho citato come primo indizio l’intervista alla Stampa del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, uscita il 4 marzo scorso, e titolata “In Dad anche dopo la pandemia”, ma non è bastato.

“Eppure guardate che lo ha detto chiaramente”.

“Ma no dai. Non è possibile. L’istruzione in presenza esiste da 2000 anni”.

Appunto.

Poi ho letto la comunicazione COM (2020) 624 della Commissione europea del 30 settembre 2020 (“Piano d’azione per l’Istruzione digitale 2021-2027”) dove si mette nero su bianco che la tendenza sociale ed economica su tutto il territorio europeo sarà proprio di “trasferire l’apprendimento interamente online” (pag 1).

Secondo tale documento gli “erogatori d’istruzione” (sic) “hanno chiesto orientamenti pratici su come attuare un apprendimento a distanza”. Nel Paper della Commissione si sottolinea che l’istruzione è un diritto umano fondamentale e l’accesso ad essa deve essere garantito “indipendentemente dall’ambiente in cui si svolge” (pag.9). La Commissione annuncia che “proporrà una raccomandazione del Consiglio sull’apprendimento online e a distanza per l’istruzione primaria e secondaria entro la fine del 2021” (pag. 13), concludendo che “dobbiamo utilizzare gli insegnamenti degli ultimi mesi per intensificare i nostri sforzi e passare gradualmente da un’istruzione a distanza temporanea a un’istruzione digitale più efficace, sostenibile ed equa” (pag. 22).

Il progetto (già latente, cui il Covid ha impresso una formidabile accelerazione) appare chiaro: non potendo garantire scuola in presenza per tutti a livello globale, il principio di non-discriminazione porta a offrire un servizio livellato al basso, ma accessibile a tutti attraverso l’online. Avete presente la fila per il pane a Mosca, tanti decenni fa? Nessuno rimaneva senza. Ma era solo pane (non bistecca).

Nel frattempo gli “erogatori d’istruzione” che conosco hanno cominciato a dirmi

a) che le società digitali specializzate nell’e-learning, da Google in giù, si stanno già avventando come sciacalli sugli istituti scolastici per vendere piattaforme di didattica online per il prossimo anno

b) che i libri di testo del prossimo anno sono stati tutti aggiornati in funzione della didattica online

c) che i problemi atavici che la scuola si porta dietro (precari, classi pollaio, edilizia scolastica) sono facilmente risolvibili con la Dad e che per lo Stato la scuola in presenza nel 2021 non è più sostenibile economicamente, anche se i suddetti problemi non venissero affrontati……ecco che i 3+ indizi diventano una prova.

Quando è accaduto che un diritto fondamentale come la scuola in presenza diventasse “divisivo”, e fosse degradato a interesse di parte? Com’è possibile che sia necessario “negoziare” su questo tema anziché essere tutti d’accordo? Perche chi osa sollevare questo tema viene bollato come “no-Dad”, quasi fosse un marchio d’infamia? Chi deciderà su questo tema? Mario Draghi ha 73 anni e figli in età scolare a casa non ne ha, lo stesso vale per il Ministro Bianchi. Men che meno il Presidente Sergio Mattarella. Chi decide non può rendersi conto di cosa voglia dire essere istruiti online, “crescere” online, se non assiste a lezioni in Dad e se non capisce cosa voglia dire per un bambino o per un ragazzo passare la propria vita a casa di fronte a un computer che eroga lezioni e compiti da fare su un tablet.Dobbiamo farci sentire. Dobbiamo tornare a occuparci della cosa pubblica, perché tocca da vicino la nostra vita, e soprattutto quella dei nostri figli. Dobbiamo parlare con chiunque possa sussurrare all’orecchio di chi decide e chiedere che questa follia finisca al più presto.

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