Divide et impera

Foto Tingey Injury Law Firm/Unsplash

In molti in Italia (cittadini, politici e perfino pseudoscienziati) stanno soffiando sul fuoco a proposito della strategia vaccinale del governo. Spiace constatare che ai più sfugge che il tema non è “vaccino sì/vaccino no” ma vaccinazione di massa vs vaccinazione dei soggetti a rischio.

Ci sono dati epidemiologici chiari, che andrebbero letti e studiati con attenzione. Questi dati dicono, ad esempio, che c’è una fascia di cittadini, i giovani da 0 a 19 anni, che non sono minimamente suscettibili al rischio di Covid grave e che il bilancio rischio/beneficio pende di più verso il rischio. I dati: la somministrazione del vaccino, secondo i rapporti governativi dell’Aifa è causa di 1 decesso ogni 100.000 somministrazioni (dato mediato su tutta la popolazione, per i giovani ancora più alto). Essendo lamortalità da covid nella fascia 0-19 anni dello 0,0003%, qualsiasi confronto appare a sfavore. Non solo non ci dovrebbe essere bisogno di sottoporli a vaccinazione, ma è giuridicamente, scientificamente ed eticamente grave vincolare il loro accesso a diritti fondamentali (come l’istruzione o l’accesso allo sport e alle attività culturali) all’inoculazione.

Il mondo scientifico sta discutendo molto su questo tema: la maggioranza degli enti vaccinali internazionali sembrano ormai adottare il principio di “massima precauzione” verso l’obbligo di vaccinazione ai minori (Germania, Inghilterra, CDC Usa e soprattutto OMS). Buona parte dei Paesi europei restringono la vaccinazione dei minori ai soli casi accertati di fragilità (Germania, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Finlandia, Svezia), mentre alcuni proibiscono la vaccinazione dei minorenni (Portogallo, Albania, Cipro, Irlanda, Croazia, Islanda, Norvegia, Ucraina). Perfino la Francia (alla vigilia del lancio del vaccino francese Sanofi…) ha ritenuto opportuno attendere il 30 settembre prima di obbligare i minori a vaccinarsi.

Soltanto in Italia gran parte dei genitori sembra quasi non porsi neanche il problema, accettando senza discussione ciò che chiede lo Stato: anzi, si indignano perché qualcuno scende in piazza o esprime le proprie idee basandosi su un anno e mezzo di documentazione ufficiale sul Covid (né più né meno di quella che hanno a disposizione i politici, che però sembrano non interessati a studiarla, affidandosi ai titoli dei giornali), e lanciano lo stigma, senza capire che il problema non è “vaccino sì/vaccino no” ma “vaccino a chi” (e non riguarda soltanto i giovani ma anche gli adulti sani). Uno stigma che non porta da nessuna parte se non, forse, a una terribile guerra tra fratelli, noi cittadini. Mi sembra l’ultima strada che avremmo dovuto percorrere. Il burionismo (“i non vaccinati stiano chiusi a casa come sorci”) porta soltanto alla guerra civile: vogliamo davvero arrivare a questo?

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