
Esistono ormai due Italie, spaccate, che non sono quelle rappresentate da quasi tutti i giornali e le tv, ma esattamente il loro contrario. Da un mese a questa parte, ovunque mi giri, con chiunque parli (salvo una bolla privilegiata che vive fuori dal mondo) sento un malcontento fortissimo: non la solita lagna qualunquista che ci accompagna da decenni, ma uno sdegno profondo e irrecuperabile sul Paese, su chi lo amministra e lo governa. Uno sdegno fatto di consapevolezza che ormai tutti i limiti della decenza sono stati superati. Sdegno per il governo di un presunto “migliore” che ha raccattato i peggiori, sdegno per un green pass criticato ormai anche da tutti i vaccinati, sdegno per i televirologi che anziché essere ricercatori di evidenza scientifica sono diventati arroganti ricercatori di visibilità e potere sulla pelle dei cittadini, sdegno per i media che forzano ormai in maniera abnorme, aggressiva e parossistica la realtà delle cose e nascondono informazioni cruciali sulla nostra salute, sdegno perfino per i nostri riferimenti spirituali: “Il vicario di Cristo non può e non deve invitare alla vaccinazione”, dicono Oltretevere molti scontenti. Insomma, ce n’è per tutti. La gente non sa chi votare, sta andando all’estero, sta scappando. Qui restano quelli che vivono di rendita, ignari che il bengodi è finito anche per loro e per colpa della loro ignavia. Tutti gli altri, quel ceto medio che ha fatto l’Italia dal 1960 fino ad oggi, sono, o saranno a breve, perduti.