Il Nobel a Parisi, da Ratzinger al “green”

L’assegnazione del Nobel per la Fisica al professor Giorgio Parisi (assieme al meteorologo Syukuro Manabe e al climatologo Klaus Hasselmann) ha fatto esultare molti di noi, che hanno grossolanamente accostato la sua nomina ai recenti successi sportivi italiani («Un altro titolo per l’Italia!», «Siamo primi anche nella Fisica!»). L’assegnazione del Nobel è decisamente più importante e premia la ricerca scientifica del nostro Paese, riempiendo noi italiani di gioia.

Di Parisi, vicepresidente dell’Accademia dei Lincei, contributor per 30 anni del quotidiano “Il Manifesto”, la comunità accademica ricorda che guidò, insieme con il fisico Marcello Cini, un gruppo di docenti universitari per impedire a Papa Benedetto XVI di parlare alla Sapienza. Pochi conoscono, in realtà, le posizioni liberali di Ratzinger – papa teologo- sul rapporto tra Scienza e Fede. I 67 firmatari del manifesto anti-Ratzinger manipolarono una sua affermazione su Galileo (vedere riquadro del giornale su cui scrivevo, l’Unità), accusandolo di voler piegare la Scienza ai dogmi della Fede. In realtà, il pensiero di Benedetto XVI fu rivolto alla “fondamentale affermazione della razionalità”: Ratzinger osò semplicemente dire che «la scienza ha emarginato la ragione che cercava la verità ultima delle cose per fare spazio a una ragione paga di scoprire la verità contingente delle leggi di natura».

Il Papa a fronte di queste polemiche decise di non andare più all’Università; Cini, Parisi e gli altri 65 docenti gli inflissero di fatto una censura, come spiega questo articolo sull’Osservatore Romano di Giorgio Israel (storico della scienza, matematico ed epistemologo italiano, protagonista di una feroce polemica intellettuale con Piergiorgio Odifreddi). Censura contestata dall’allora Rettore della Sapienza, Renato Guarini, che – sempre a l’Unità – dichiarò: «Lo striscione appeso a Geologia che recita ‘La ricerca è laica’ è un cartello idiota. I prof contestatori sono cattivi maestri e laicisti oscurantisti che strumentalizzano gli studenti».

Parisi ha anche scritto in tempi di pandemia. Il 16 febbraio aveva pronosticato un “aumento di casi gravi tra gli ammalati intorno al 40% a causa della variante inglese”, vaticinando “un migliaio di morti al giorno” per il mese di marzo 2021 (il 21 marzo i decessi erano 300). Ha difeso i modelli esponenziali, in assenza di trasparenza e condivisione dei dati nella comunità scientifica. A fine aprile, un mese dopo la timida riapertura delle scuole decisa sulla base di dati rassicuranti provenienti dall’Italia e da tutto il mondo, ha messo in discussione il concetto di “rischio calcolato” addotto dal governo.

Oggi, alla notizia del conferimento del Nobel, la sua prima dichiarazione è stata dedicata al Green, all’ambiente: «È chiaro che per la generazione futura, dobbiamo agire ora in modo molto rapido contro i cambiamenti climatici». E la Reale Accademia delle Scienza ha deciso di conferirgli il Nobel proprio con una motivazione ‘climatica’: Parisi ha saputo comprendere come il clima, sistema incredibilmente complesso, si comporta.

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