Ieri ero a Cartabianca per rappresentare il punto di vista della Rete Nazionale Scuola in Presenza che, come ripeto da sempre, non è contraria al vaccino (buona parte dei genitori e studenti sono vaccinati) ma si oppone all’obbligo surrettizio imposto dal governo alle famiglie italiane attraverso “green pass” e “super green pass” obbligatorio dai 12 anni. A causa di quest’obbligo, molti adolescenti e ragazzi hanno subìto la vaccinazione (anziché accoglierla come un valore e un dono) NON per esigenze sanitarie – per fortuna quasi inesistenti per la popolazione da 0 a 19 anni, la cui mortalità per Covid è dello 0,0003% – ma per non essere privati di diritti e bisogni, come le attività sportive e ricreative, necessari al loro sviluppo psicofisico. Il professor Matteo Bassetti non si è fatto problemi nell’ammettere con nonchalance che il green pass non è una misura sanitaria ma politica.
Il cosiddetto “super green pass” che sarà introdotto dal governo dal 6 dicembre ha inasprito la situazione: adesso le famiglie degli adolescenti dai 12 anni in su, se per caso avessero scelto di aspettare a vaccinare i propri figli (scelta LEGALE, oltre che comprensibile), dovranno farsi carico del pagamento di 3 tamponi a settimana per accedere ai mezzi pubblici che li porteranno a scuola. Quindi, dopo aver punito i lavoratori che legalmente non si sono vaccinati, ma devono pagare per andare a lavorare, il governo adesso ha stabilito che anche i minori non vaccinati debbano essere puniti se vogliono andare a scuola. Questo, in un Paese che si vuole civile, è profondamente iniquo; a Fratoianni, invece, a quanto pare sta bene. Quasi nessun altro Paese al mondo ha adottato questo genere di decisioni draconiane, soprattutto in una situazione epidemiologicamente tranquilla, come detto dallo stesso presidente Draghi.
L’esempio della Svezia è esemplare: il Paese ha adottato la strategia della “vaccinazione mirata”, anziché quella della vaccinazione di massa, e le statistiche registrano 1480 morti per milione contro i nostri 2200 morti per milione. Da notare che lo Stringency Index (misura composita basata su nove indicatori di restrizioni, misurati da 0 a 100 dove il 100 = più rigoroso) della Svezia è molto più basso del nostro . Questo indica che, operando meno restrizioni e obblighi dell’Italia, hanno avuto meno morti. Capito?


Ancora più incomprensibile appare la posizione di imprenditori come Flavio Briatore, “cornuto e mazziato”, tant’è che anche Belpietro gli ricorda che a Londra, dove Briatore ha un ristorante, il green pass non esiste.
Perché, anziché spaccare il Paese e obbligare tutti dai 12 ai 100 anni ad assumere lo stesso identico farmaco, non si sono prese strade meno divisive della società? Sono PROPORZIONATE le misure adottate per gestire il rischio epidemiologico rispetto alla reale frattura che ormai si è compiuta?
Il continuo capovolgimento di dati e contenuti ha fatto sì che la nostra posizione fosse provocatoriamente travisata da tutti, perfino da esponenti delle Istituzioni che pur di guadagnare un lancio di agenzia parlano di una persona qualunque (di me, nella fattispecie) anziché del fatto che da due anni l’informazione sul Covid in questo Paese sia soggetta a sofisticazione (eufemismo).
L’attitudine alla semplificazione anziché alla complessità ha fatto il resto. Ecco perché portare i dati e le informazioni ufficiali in televisione ha fatto venire i capelli dritti a chi, sin dall’inizio, li ha strumentalizzati per tenere la popolazione tutta (vaccinati e non vaccinati) in stato di emergenza e allarme permanente.
Siamo tutti stufi marci. Noi siamo stufi di sentire dati non esatti, una pressione sociale vergognosa e un’oppressione senza fine nei confronti dei nostri figli. Ma sono stufi anche quelli che hanno dato fiducia a queste persone, e vogliono soltanto ordine e semplicità: come non capirli?
E’ mancato in questo paese un grande dibattito civile su ciò che sta succedendo. E la voglia di semplificare una realtà complessa fa il resto. Ma la realtà non è semplice e non può essere ridotta a un atto estorto, e per questo privato del suo valore. Vedrete i rischi a lungo termine di questo clima…siamo soltanto all’inizio.



Ricordiamoci che se il 65% della popolazione è favorevole a tutte queste misure, ciò vuole soltanto dire che c’è un 35% non favorevole.
Serve una conciliazione nazionale.
Smettetela di spaccare il Paese.
Ps per chi vuole approfondire, qui
qualche dato ufficiale su situazione epidemiologica, vaccinazioni e green pass ![]()
Nelle ultime settimane tutta l’informazione mainstream ha trasmesso ai cittadini italiani una percezione di rischio aumentato per la fascia 0-19 anni e soprattutto quella dai 6 ai 10 anni (guarda caso quella per la quale è stata appena concessa autorizzazione alla vaccinazione), e non è vero: la figura 14 dell’ultimo bollettino ISS del 24 novembre mostra chiaramente un calo del tasso di ospedalizzazioni nella fascia 6-15 anni.

Quanto ai casi, è ovvio che se si va a tamponare molto nelle scuole (come scrive lo stesso Bollettino ISS a pagina 5), si troveranno positivi soltanto nelle scuole.

E questo serve solo per trasmettere alle famiglie degli studenti (vaccinati e non vaccinati) un messaggio di pericolo, e indurre gli esitanti a una vaccinazione forzata, perché epidemiologicamente “non necessaria” su fasce di età il cui rischio di morire per covid è stato (da marzo 2020 ad oggi) dello 0,0003%, quello di ricovero dello 0,08% e quello del contagio dello 0,002%. Oppure alla DAD, che farebbe gran comodo a molti. PS: Non ci arrivano i dati dei positivi e dei tamponi effettuati per fascia di età e stato vaccinale, si possono avere, di grazia?
La comunicazione istituzionale e ufficiale (ormai sono diventate un tutt’uno) sta inoltre trasmettendo da mesi il messaggio che il green pass protegge i cittadini vaccinati, e anche questo non è vero: è uno strumento politico che divide la società. A Gibilterra è vaccinato il 100% della popolazione e ci sono 440 persone in quarantena.


Si continua a dire che gran parte delle persone che finiscono in ospedale sono non vaccinate, e anche questo non risulta: i dati ufficiali ISS mostrano che c’è un 49,1% di ricoverati non vaccinato contro un 50,9% vaccinato (e questo dato si riferisce al totale dei ricoverati, professor Bassetti, e non alla popolazione generale).

Si continua a dire, incredibilmente, che le terapie intensive sono quasi “al collasso” e anche in questo caso l’informazione trasmessa ai cittadini non è reale, perché le TI italiane sono “sature” al 7% (occupate 793 su 9044 disponibili), qui sotto i dati del 23 novembre 2021.


Infine, si è diffusa da qualche settimana l’idea che la situazione epidemiologica potrebbe peggiorare (dunque, nuovo giro di restrizioni), mentre in Italia c’è un netto rallentamento del tasso di crescita settimanale della curva epidemica, sia nelle infezioni che nei decessi (+10% di ieri contro il +35% di tre settimane fa per le infezioni e +2% contro il +25% per i decessi) e una diminuzione dei casi sintomatici. Perché nessuno interviene? Avallando questa rappresentazione, si introducono restrizioni sempre più severe e si alimenta l’allarme permanente, condannando non soltanto chi non è vaccinato, ma anche chi lo ha fatto, a uno stato di allerta perenne che si riproduce plasticamente in questa sequela infinita di dosi vaccinali, addirittura proposte a 3 mesi dall’ultima.